C'è una legge entrata in vigore il 7 giugno 2026 che quasi nessuno ha ancora letto davvero.
La trasparenza retributiva è già realtà.
Ma tra il titolo in prima pagina e quello che puoi fare concretamente domani mattina, c'è tanta confusione. Chi dice che ora puoi vedere lo stipendio dei colleghi (falso). Chi dice che cambia poco (anche falso).
Il problema è che questa riforma introduce strumenti nuovi — e se non sai usarli, continuano a non valere nulla.
Cosa cambia davvero
Il D.Lgs. n. 96/2026 recepisce la Direttiva europea 2023/970 e introduce tre novità concrete: gli annunci di lavoro devono indicare la retribuzione (o la fascia), nessuno può più chiederti quanto guadagnavi prima, e puoi richiedere per iscritto le medie retributive per genere della tua categoria — con obbligo di risposta entro due mesi.
In più, le clausole che ti vietano di parlare del tuo stipendio con i colleghi sono nulle. Da oggi, quel "da noi gli stipendi non si discutono" è illegale.
E soprattutto: in caso di contenzioso per discriminazione retributiva, l'onere della prova si inverte. Non sei tu a dover dimostrare di essere stata discriminata — è l'azienda a dover giustificare il divario.
Qualche dato
In Italia una donna guadagna in media il 4–5% in meno di un uomo a parità di ore — ma se si calcola la retribuzione giornaliera, la differenza sale al 25% (dati INPS 2024). A livello europeo il divario medio sulla retribuzione oraria lorda è del 12,7%. Questi numeri esistevano già prima. La novità è che ora hai uno strumento per vederli anche nella tua azienda.
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A cura di Cathy La Torre - avvocata, co-fondatrice di Wildside Legal. Questa guida ha finalità divulgative e non sostituisce una consulenza legale personalizzata.

